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Dietro la disfatta per sette gol si cela la fine di un'epoca: un peso eccessivo per le spalle di una sola maglia croata.
05 Oct

Dietro la disfatta per sette gol si cela la fine di un'epoca: un peso eccessivo per le spalle di una sola maglia croata.


Mentre la fase a gironi della UEFA Nations League entra nel vivo, i "Tre Leoni" hanno inflitto una sconfitta umiliante, quasi brutale, che costringe tutti a fare i conti con la realtà di un ricambio generazionale. Il 7-0 con cui l'Inghilterra ha travolto la Croazia non rappresenta solo la sconfitta più pesante nella storia della nazionale croata, ma si colloca anche tra i successi più schiaccianti nella storia della competizione. Quando l'inquadratura spazia sul campo, quella nuova maglia Croazia a scacchi biancorossi non simboleggia più soltanto la passione e il fascino del 1998 o del 2018; appare piuttosto come una casacca segnata dalle battaglie, che porta con sé la storia di una "Generazione d'Oro" ormai al tramonto della carriera. Di contro, le nuova maglia Inghilterra bianche dell'Inghilterra sono indossate da giocatori nel pieno della maturità agonistica: talenti brillanti e dinamici come Kane, Bellingham, Saka e Gordon.


Il problema della Croazia non è un mistero: la squadra è semplicemente invecchiata. Modrić e Perišić sono ancora titolari e, sebbene la loro esperienza rimanga intatta, le loro gambe non possono fermare il tempo. Di fronte al pressing alto e alle rapide transizioni dell'Inghilterra, il loro centrocampo – un tempo rinomato per la capacità di dettare i ritmi – è stato smantellato; la manovra ha perso fluidità e gli errori si sono moltiplicati inesorabilmente, come acqua che entra in uno scafo che imbarca. Il calcio è crudele: quando l'estetica del possesso palla si scontra con l'energia prorompente della gioventù, l'esito raramente dipende solo dalla tattica, quanto piuttosto dal passaggio di consegne tra una generazione e quella successiva.


A complicare ulteriormente le cose, la Nations League concede ben poco tempo per leccarsi le ferite. Tra tre giorni, la Croazia affronterà la Spagna: una squadra altrettanto giovane, altrettanto abile nel pressing e altrettanto spietata. Tutti amano il fascino romantico dei "Vatreni" (i croati a scacchi), ma il calcio deve andare avanti; se la Croazia continuerà a basare le proprie scelte di formazione sul sentimentalismo mentre l'Inghilterra scatena una potenza offensiva travolgente, il prezzo da pagare sarà sempre più alto. Le difficoltà legate a questo ricambio generazionale non possono più essere nascoste. La vera prova per questa squadra non è la sconfitta per 7-0 in sé, ma la capacità di passare il testimone alla prossima generazione con dignità.